Tutti sappiamo che l’8 marzo si celebra la “festa della donna”. E settant’anni fa, proprio l’8 marzo, in Italia è stato approvato l’articolo 3 della Costituzione della Repubblica italiana che sarebbe poi entrata in vigore il 1 gennaio del 1948. Ovvero quello che dice “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Oggi vogliamo celebrare la donna italiana, ricordando le tappe fondamentali verso l’indipendenza delle donne nel nostro Paese:

  • La prima legge della Repubblica a tutela delle donne lavoratrici e madri risale al 1950. Si tratta della legge 26 agosto 1950 “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri” con la quale vengono introdotte importanti misure a tutela della maternità delle donne lavoratrici come per esempio l divieto di licenziamento dall’inizio della gestazione fino al compimento del primo anno di età del bambino; il divieto di adibire le donne incinte al trasporto e al sollevamento di pesi ed altri lavori pericolosi, faticosi o insalubri; il divieto di adibire al lavoro le donne nei tre mesi precedenti il parto e nelle otto settimane successive salvo possibili estensioni”.
  • Con la legge 5 marzo 1963, n. 389, il Parlamento italiano istituisce presso l’Inps la gestione separata per l’assicurazione volontaria delle pensioni delle casalinghe. Si tratta di un’importante tappa verso il riconoscimento della dignità del lavoro domestico e del ruolo della donna di casa. Con la legge 8 dicembre 1999, n. 493, viene istituita l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni domestici, diventata dal marzo 2001 obbligatoria.
  • Un’ulteriore tutela delle lavoratrici madri è stata introdotta con la legge 30 dicembre 1971. La nuova legge assicurava un’efficace protezione per le gestanti – ovvero il divieto di licenziamento dall’inizio della gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino – e introduceva l’astensione facoltativa dal lavoro per sei mesi, oltre ai tre obbligatori post parto. In più rafforzava le misure a tutela delle lavoratrici agricole e alle lavoratrici autonome, come le coltivatrici dirette, le artigiane e le commercianti.
  • Con la prima la legge 23 dicembre 1998, n. 448 – “Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo” – viene introdotto l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli e l’assegno di maternità. Con la legge 8 marzo 2000, n. 53 invece, si aggiungo ulteriori disposizioni per il sostegno della maternità e paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”. Vengono introdotti per esempio il voucher babysitting, il part time…
  • Nel 1956 il Parlamento ha cominciato ad abrogare i limiti di accesso per le donne a determinate carriere. Con la legge 27 dicembre 1956, n. 1441 infatti, anche alle donne viene permesso di accedere alla magistratura. Invece per avere il pieno diritto ad accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie senza limitazioni di mansioni e di svolgimento della carriera, le donne italiane però dovranno attendere la legge 9 febbraio 1963, n. 66.
  • Con la legge 7 dicembre 1959, n. 1083 alle donne è permesso l’accesso in Polizia, solo nel corpo femminile e con funzioni circoscritte. Perché alle donne poliziotto fosse riconosciuta pari dignità rispetto ai colleghi uomini abbiamo dovuto aspettare altri 20 anni con la legge 20 ottobre 1999, n. 380.
  • Con la legge 9 dicembre 1977, n. 903, dell’allora ministro del Lavoro Tina Anselmi (DC), viene sancito il divieto di discriminazione nell’accesso al lavoro, nella formazione professionale, nelle retribuzioni e nell’attribuzione di qualifiche professionali.
  • Mentre con la legge 12 luglio 2011, n. 120 è stato imposto l’obbligo delle quote rosa nei consigli di amministrazione.
  • Contro le “dimissioni in bianco” ci sono stati due importanti provvedimenti”: il primo è la legge 17 ottobre 2007, n. 188 (disposizioni in materia di modalità per la risoluzione del contratto di lavoro per dimissioni volontarie della lavoratrice, del lavoratore e del prestatore d’opera e della prestatrice d’opera) e il decreto legislativo 14 settembre 2015 n.151 (disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità).
  • Dal 1947 a oggi si sono succedute numerose norme che hanno contribuito a modificare il ruolo della donna sia all’interno della famiglia e sia nella società, come per esempio quelle relative alla procreazione responsabile, l’addio al delitto d’onore e al matrimonio riparatore, la legge sullo stalking e le norme contro il femminicidio.
  • Con la legge 25 marzo 1993, n. 81 che è stata disciplinata l’elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale e inoltre prevedeva una riserva di quote per l’uno e per l’altro sesso nelle liste dei candidati alle amministrative. Mentre con la legge costituzionale 30 maggio 2003, n. 1, è stato modificato l’art. 51 della Costituzione in materia di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive sancendo la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini.

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